Che cosa sono le nuvole - omaggio a Pier Paolo Pasolini

 

“Che cosa sono le nuvole?” chiede un meravigliato Otello/Ninetto Davoli a Iago/Totò

“Straziante, meravigliosa bellezza del creato” è la risposta del Principe della risata

 

Da questo dialogo surreale ma al contempo carico di significato, prende le mosse l’idea concettuale della mostra che riunisce nove grandi autori del ‘900, eccellenti interpreti del concetto/azione del “varcare la soglia”, sia essa di natura fisica, mentale, sociale o culturale: Giorgio De Chirico, Filippo De Pisis, Tano Festa, Lucio Fontana, Francisco Goya, George Grosz, Piero Guccione, Renato Guttuso, Roberto Sebastian Matta, Giuseppe Mazzullo e Mario Schifano.

Le opere provengono da prestigiose collezioni pubbliche e private di tutta Italia e sono disposte secondo un ordine espositivo di facile comprensione ed esteticamente suggestivo e coinvolgente. Il percorso è caratterizzato inoltre da supporti multimediali che approfondiscono le tematiche della mostra.

 

Percorso espositivo

Il Taormina International Book Festival 2015 promuove un evento dedicato alla figura di Pasolini nel 40° anniversario della sua scomparsa.

La mostra “Che cosa sono le nuvole?” – Omaggio a Pier Paolo Pasolini, a cura di Giuseppe Morgana. Nella splendida cornice del Palazzo Corvaja di Taormina sono esposti dipinti e sculture di undici artisti di fama internazionale insieme a rarissimi documenti autografi della corrispondenza tra Leonardo Sciascia e Pasolini, provenienti dalla Fondazione Sciascia.

La mostra - nata da un’idea di Emanuela Ravidà e realizzata con il supporto organizzativo dell’associazione culturale Siddharte - prende il titolo dal cortometraggio girato da Pasolini nel 1967 e interpretato, tra gli altri, da Totò, alla sua ultima apparizione cinematografica.

 

 

La mostra si apre con un significativo ritratto fotografico di Pasolini che, dietro gli inseparabili occhiali scuri, sembra scrutare il visitatore, quasi interrogandolo. Il percorso artistico vero e proprio inizia con Le ombre e le linee della terra di Piero Guccione (Collezione Paolo Brodbeck), opera del 1975 - anno che segna il ritorno in Sicilia del Maestro di Scicli – che si distanzia dalla classica iconografia dell’artista incentrata su spiagge e marine e si distingue per le esemplari campiture che ci rimandano al tipico paesaggio siciliano: l’ombra di una nuvola suggella l’opera sintetizzando mirabilmente il confine tra cielo e terra. Lungo la grande parete della sala che accolse il Parlamento Siciliano nel XV° secolo, allestita ad hoc per la mostra, si possono ammirare dapprima il Paesaggio anemico di Mario Schifano – opera del 1979, magistrale esempio della poetica dell’artista per mutevolezza ed eccentricità – e subito dopo trovano posto le poetiche Dimensioni del cielo di Tano Festa, altro alfiere della Pop Art italiana che in quest’opera/manifesto simboleggia la forza di sognare attraverso un pennello, che sembra una mannaia che squarcia il cielo, rivelandone molteplici dimensioni.

 

Di seguito, è esposto il Concetto spaziale di Lucio Fontana, opera simbolo della Galleria provinciale “Lucio Barbera” di Messina, per la prima volta in assoluto concessa in prestito per una mostra. L’opera, del 1956, fa parte del ciclo delle “pietre” e rappresenta al meglio il concetto del “limite”: al di là e al di qua della superficie pittorica attraverso buchi e pietre disposti sapientemente.

Si prosegue con L’enigma di un giorno, capolavoro metafisico di Giorgio De Chirico; un dipinto datato 1914, carico di significati e che esprime tutta la dimensione metafisica dell’oltre e si confronta con uno dei massimi esponenti del Surrealismo: Roberto Sebastian Matta. L’opera, di proprietà della Fondazione Ulisse di Roma, rappresenta mirabilmente l’onirico nell’arte attraverso una poetica incentrata sulla visione fantastica del mondo reale che induce lo spettatore ad addentrarsi nell’opera fino allo spazio più profondo.

Lo spazio e la luce sono le protagoniste della Zolfara di Renato Guttuso (altro amico personale di Pasolini, che presentò nel 1962 una sua poesia sul colore rosso nella mostra dell’artista siciliano alla Galleria La Nuova Pesa di Roma). L’opera, olio su tela del 1953 di proprietà della Collezione Paolo Brodbeck di Catania, si distingue per un’accesa cromaticità esaltata dal contrasto tra i volti illuminati dei minatori e il buio dello sfondo che allude alla voglia di evasione da una realtà fatta di sudore e claustrofobia verso il cielo e le nuvole che rappresentano il limite da oltrepassare.

Di seguito l’irriverente Nudo di George Grosz, datato 1937. Il dipinto del pioniere del movimento Dada si distingue per l’estrema e provocatoria rappresentazione del corpo umano.

Dedicato al concetto che anima Taobuk e allo “scrittore” Pasolini è L’uomo che legge di Filippo De Pisis, caratterizzato dalla tipica rapidità del segno e dalla “voglia d’infinito” che ha contraddistinto tutta la sua produzione. Unica scultura presente in mostra, ma carica di espressione e armonia, è la Tuffatrice di Giuseppe Mazzullo, di proprietà degli eredi dell’artista. Il bronzo si caratterizza per la sorprendente leggerezza, tanto da far sembrare un tuffo eterno l’aggraziato movimento della figura che si libra nell’aria quasi oltrepassando le leggi della fisica. Il rapporto Pasolini/Mazzullo è testimoniato anche dalla presenza di alcuni disegni originali dello scultore che accompagnano il testo “Dal Diario, 1945- 47”, pubblicato nel 1979.

Conclude il percorso espositivo uno dei maestri più acclamati dell’arte di tutti i tempi: Francisco Goya. In mostra una rarissima acquaforte del ciclo dei Capricci. L’opera evoca una spietata visione del mondo e dell’uomo in una ossessiva mistione di realtà e sogno.

Una sezione significativa della mostra, nata da un’idea di Alfio Bonaccorso, è dedicata al rapporto tra Pasolini e Leonardo Sciascia, personalità così lontane, così vicine. Per la prima volta sono esposte al pubblico dieci lettere autografe dello scrittore e regista indirizzate all’amico siciliano. Questi rarissimi documenti provenienti dalla Fondazione Sciascia di Racalmuto testimoniano la grandezza culturale di Pasolini e la sua sensibilità verso l’arte. Ultima sezione della mostra è quella dedicata al cortometraggio “Che cosa sono le nuvole?”. La storia è una rivisitazione dell’ Otello di Shakespeare, recitato da un gruppo di marionette, che sulla scena interpretano i propri ruoli ma che dietro le quinte si pongono delle domande sul perché fanno ciò che fanno.

La rappresentazione è interrotta dal pubblico che, nel momento più drammatico (l’omicidio di Desdemona da parte di Otello) irrompe sulla scena e, disapprovandone il finale, la distrugge. Il “monnezzaro” (Domenico Modugno) getta, cantando, le due marionette nella discarica, dove i due fantocci rimangono incantati a guardare le nuvole e la “straziante bellezza” del creato.

Il film è una riflessione piuttosto amara sui significati dell’esistenza umana e sui rapporti tra essere e apparire, la vita e la morte. Per esprimere le sue riflessioni Pasolini fa ricorso a una “rappresentazione nella rappresentazione”: il tutto si svolge di fronte ad un pubblico popolare che sarà a sua volta attore.

Questa è l’ultima pellicola cinematografica in cui appare Totò, morto il 15 aprile del ’67, che non ebbe mai modo di vedere la pellicola; Capriccio all’italiana uscì nel 1968 mentre le riprese dell’episodio pasoliniano (che fu girato in una settimana) erano state effettuate tra il marzo e l’aprile dell’anno precedente.

 

 

Che cosa sono le nuvole?

omaggio a Pier Paolo Pasolini

Che cosa sono le nuvole?

Omaggio a Pier Paolo Pasolini

Palazzo Corvaja - Taormina

18 sett./29 novembre 20

I rapporti tra Sciascia e Pasolini sono stati più assidui all’interno del decennio degli anni Cinquanta.

L’uno e l’altro erano parimenti ignoti al grande pubblico. Pasolini recensì su una rivista romana, “La libertà”, il primo scarno libello del maestro di Racalmuto.

Dalla recensione nacque un rapporto epistolare e anche personale. Pier Paolo Pasolini e Leonardo Sciascia mantennero una intensa corrispondenza dal 1951 agli inizi degli anni Settanta. Si spedivano articoli e saggi, si segnalavano scrittori e poeti, si raccontavano gli acciacchi, si comunicavano emozioni per le letture fatte, per le riviste impaginate.

Le 35 lettere inviate da Pasolini sono le prime che la famiglia Sciascia ha consegnato alla Fondazione di Racalmuto intestata allo scrittore.

 

Le dieci missive in mostra rappresentano la storia di un’amicizia segnata da interscambi culturali e personali.Nella prima missiva, datata 11 gennaio 1951, Pasolini ringrazia Sciascia per le duemila lire ricevute, compenso ricevuto di un suo articolo, e si scusa per il ritardo con cui scrive, raccontando di una caduta che gli ha procurato la frattura di un osso del bacino.

Sullo sfondo delle altre lettere c’è l’Italia degli anni Cinquanta, dopo le devastazioni del fascismo e della guerra. Un paese ancora di sogni e di buoni sentimenti. I due successivamente collaborarono per realizzare un’antologia di poesie dialettali, “Il fiore della poesia romanesca”.

 

 

Negli anni Sessanta la corrispondenza si interruppe, il perché lo spiega Sciascia nel suo libro Nero su nero: “C’era però come un’ombra tra di noi, ed era l’ombra del malinteso. Credo che mi ritenesse alquanto razzista nei riguardi dell’omosessualità, e forse era vero, ma non al punto di non stare dalla parte Pier Paolo Pasolini contro gli ipocriti i corrotti e i cretini che gliene facevano accusa”.

Quando Sciascia scrisse “L’affare Moro” (1978) innanzitutto ricordò Pasolini, quasi che si rendesse conto fosse suo dovere, dopo la morte maledetta dell’amico, raccoglierne l’eredità di scomodo testimone dei tempi bui che l’Italia stava vivendo.

Morto Pasolini, diventarono più frequenti gli interventi di Sciascia sui giornali: i suoi articoli mettevano a nudo le contraddizioni di un Paese che andava trasformandosi sempre peggio. E lo faceva con toni più aspri di quelli che erano soliti. Nel 1981 Sciascia dichiarò: “Dicevamo quasi sempre le stesse cose, ma io più sommessamente. Da quando non c’è più lui mi sono accorto, mi accorgo, di parlare più forte”.

 

Pasolini e Sciascia, così vicini così lontani

Giorgio De Chirico

Filippo De Pisis

Tano Festa

Lucio Fontana

Francisco Goya

George Grosz

Piero Guccione

Renato Guttuso

Roberto Sebastian Matta

Giuseppe Mazzullo

Mario Schifano

Gli artisti in mostra

Il film

“Che cosa sono le nuvole?

scritto e diretto da Pier Paolo Pasolini

 

 

Interpreti e Personaggi: Totò (Jago), Ninetto Davoli (Otello), Laura Betti (Desdemona), Franco Franchi (Cassio) Ciccio ingrassia (Roderigo), Arianna Asti (Bianca) Francesco Leonetti (il marionettista), Domenico Modugno (l’immondezzaro), Carlo Pisacane (Brabanzio).

Fotografia: Tonino Delli Colli

Scenografia e costumi: Jurgen Henza

Musiche originali: “Che cosa sono le nuvole?”

di Modugno-Pasolini, cantata da Domenico Modugno

Montaggio: Nino Baragli

Aiuto alla regia: Sergio Citti

Produzione: Dino De Laurentis Cinematografica, Roma

Pellicola: Kodak formato 35mm

Sviluppo e stampa: Technicolor

Distribuzione: Dear Film/United States

Riprese: marzo-aprile 1967

Teatri di posa: Cinecittà

Esterni: dintorni di Roma

Durata: 20 min.

 

 

 

 

 

Corrispondenze:

Pasolini e Sciascia

10 lettere autografe di Pier Paolo Pasolini provenienti dalla Fondazione Leonardo Sciascia di Racalmuto

Nel 1967, dopo un breve periodo di permanenza in Marocco per i sopralluoghi dell’Edipo re, Pasolini partecipò a un film a episodi, Capriccio all’italiana, con il cortometraggio Che cosa sono le nuvole? assieme a Il mostro della domenica di Steno, Viaggio di lavoro di Pino Zac, La bambinaia di Monicelli, Perché? e La gelosa di Bolognini.

La storia è una rivisitazione dell’ Otello di Shakespeare, recitato da un gruppo di marionette, che sulla scena interpretano i propri ruoli ma che dietro le quinte si pongono delle domande sul perché fanno ciò che fanno. La rappresentazione è interrotta dal pubblico che, nel momento più drammatico (l’omicidio di Desdemona da parte di Otello) irrompe sulla scena e, disapprovandone il finale, la distruggono. Il monnezzaro (Domenico Modugno) getta, cantando, le due marionette nella discarica, dove i due fantocci rimangono incantati a guardare le nuvole e la “straziante bellezza” del creato.

Il film è una riflessione piuttosto amara sui significati dell’esistenza umana e sui rapporti tra essere e apparire, la vita e la morte. Per esprimere le sue riflessioni Pasolini fa ricorso a una “rappresentazione nella rappresentazione”: il tutto si svolge di fronte ad un pubblico popolare che sarà a sua volta attore.

Questo episodio è l’ultima pellicola cinematografica in cui appare Totò, morto il 15 aprile del ’67, che non ebbe mai modo di vedere la pellicola; Capriccio all’italiana uscì nel 1968 mentre le riprese dell’episodio pasoliniano (che fu girato in una settimana) erano state effettuate tra il marzo e l’aprile dell’anno precedente.