Tesori di Milazzo

Percorso espositivo

L'imponente Velario quaresimale del 1791

La mostra si apre con una sezione dedicata alla prima metà del Seicento, caratterizzata da una significativa presenza di dipinti influenzati dalla pittura caravaggesca, come l'Andata al Calvario e la Flagellazione di Mario Minniti o la serie di Apostoli, e da opere che testimoniano l'apporto di culture diverse come la statua di San Giacomo, i quadri raffiguranti il Martirio di Santo Stefano e la Virgen de los desamparados. Nella navata centrale si dispongono dipinti e sculture che segnano il passaggio tra il XVII e il XVIII secolo, come le Sante Caterina e Lucia di Onofrio Gabrieli, I Santi Martiri milazzesi, la Madonna degli Artigiani e la Testa di Cristo, il gruppo in alabastro raffigurante L'Ecce Homo e la suppellettile sacra preziosa.

L'allestimento delle navate laterali asseconda l'originaria struttura architettonica e valorizza le superstiti tarsie marmoree che ornano l'edificio. Lasciando ben visibile l'altare dedicato al patrono Santo Stefano, si prosegue con il piccolo dipinto su vetro dell'Addolorata impreziosito da una fastosa cornice in legno dorato. Sullo sfondo la cappella del SS. Sacramento ospita due paramenti sacri ricamati che dialogano con la decorazione marmorea.

Lungo la navata di destra sono disposti i dipinti settecenteschi, Vergine Pastorella, Madonna del Carmine e San Simone Stock, S. Stefano, mentre nell'abside si ammira un tronetto ligneo coevo con la statuetta di Gesù Bambino.Nell'abside centrale trovano posto il Velario pasquale e la Croce astile in argento, che sono stati oggetto di un intervento di restauro programmato per l'occasione, e il gruppo statuario raffigurante San Giuseppe con il Bambino.Il percorso prosegue con la sezione dedicata ai paramenti sacri ospitata nella cripta sottostante. Superati gli ambienti di raccordo, si raggiunge il vano originariamente adibito a cisterna con al centro il paliotto ricamato con l'immagine della fenice, per il recupero del quale, unitamente ad altri preziosi manufatti in stato di degrado, è stato creato il progetto dall’emblematico titolo “La Fenice di Milazzo”.

La mostra si conclude con la rassegna di pianete e dalmatiche, in damasco e broccato, collocata nell'Oratorio del SS. Sacramento. Per offrire la possibilità di conoscere altre significative testimonianze del patrimonio artistico milazzese, non esposte in mostra, lo spazio della prima cappella nella navata di sinistra è dedicato alla proiezione di immagini relative ad alcune delle più importanti opere custodite nelle diverse chiese di Milazzo.

La Sede del Duomo Antico

L’imponente mole del Duomo Antico di Milazzo, dedicato a S. Stefano, si eleva subito dopo l’ingresso della Città Murata: il tempio si trova oggi isolato nella vasta spianata, dove un tempo sorgevano il palazzo pubblico e gli edifici della città medievale. La costruzione della chiesa sembra sia iniziata soltanto nel 1607 e sareb-be stata rapidamente completata almeno nelle strutture essenziali: già nel 1616 la nuova chiesa entrò in funzione e sostituì quella di S. Nicola. La chiesa aveva raggiunto la sua attuale consistenza edilizia fin dal 1640, come dimostra il disegno del Negro (NEGRO-VENTIMIGLIA, 1992, pp. 168-169), fatta eccezione per il modesto corpo aggiunto della nuova sacrestia. Ulteriori interventi furono eseguiti nel corso del Settecento: nel 1724 fu decisa la costruzione della cappella della Madonna delle Grazie e nel 1728 furono appaltati lavori all’orchestra (D’AMICO, 1978, p. 177). Nel 1860 il tempio fu profanato e iniziò una lenta decadenza accompagnata da spoliazioni e ruberie. Soltanto di recente l’edificio, ridotto alla nuda struttura architettonica con pochi ricordi del prezioso patrimonio artistico e decorativo, è stato oggetto di interventi di recupero.

Ignoto rimane il progettista della chiesa: l’attribuzione a Camillo Camilliani (SAMONÀ, 1933) è rimasta priva di validi supporti documentali (TERRANOVA, 2012, pp. 4-9) mentre l’analisi stilistica conferma l’appartenenza dell’edificio alla corrente michelangiolesca più matura. Recente è la proposta (D’AMICO, 2009, pp. 10-13) di attribuire il progetto a Giulio Lasso, attivo nei lavori della Città Murata (FANELLI 1998, p. 117) in coincidenza con l’inizio della costruzione della chiesa, in base a concordanze stilistiche con le sue opere note.

La costruzione fu sicuramente condizionata dallo stato dei luoghi e, soprattutto, dalle esigenze dei militari; limiti rigorosi alla progettazione dovettero essere imposti per non disturbare il tiro dei cannoni e la particolare forma della cupola, priva di tamburo e allungata, è dovuta alla necessità di non intercettare, con effetti rovinosi, le cannonate che potevano provenire dal soprastante castello. La difficoltà di realizzare l’edificio religioso a ridosso delle fortificazioni fu dunque risolta con l’adozione della pianta a croce greca e il sacrificio parziale della cupola. L’involucro esterno (CHILLEMI, 2011, pp. 173-182) presenta linee di raffinata semplicità e non rivela la splendida articolazione degli interni. Sono invece evidenti le tracce dell’ampliamento della zona del coro. Sulla mole della chiesa poggia, in posizione irrazionalmente decentrata verso l’ingresso, la cupola priva di tamburo che si erge direttamente sul secondo ordine. All’interno la chiesa è provvista di un atrio che immette direttamente nel grande vano quadrato centrale coperto dalla cupola. Potenti archi su pilastri corinzi dividono il vano formando quattro cappelle angolari coperte da cupolini non visibili dall’esterno.

La sacrestia ha un piano terreno rustico per separare il dislivello naturale e consta di un grande vano rettangolare scandito da archi a sesto ribassato, inframezzati da finestre dal semplice disegno. Nonostante le devastazioni subite si conservano elementi delle decorazioni. Uno dei pilastri entrando sulla destra, sotto la cupola, presenta profonde tacche praticate per l’alloggiamento del pergamo, ora conservato nella parrocchiale di S. Giacomo.Sulla destra, nella cappellina a cupola, restano pochi elementi di un altare marmoreo intarsiato. Segue il grande altare del Crocifisso che doveva avere forme molto semplici: era inquadrato da un grande arco con decorazione dipinta a imitazione delle tarsie, parzialmente conservata. La mensa dell’altare risulta interamente asportata. L’altare dell’abside destra è scomparso ma restano belle paraste marmoree intarsiate con motivi a girali. Il grande vano del coro è completamente vuoto: l’altare intarsiato è stato trasferito in S. Giacomo dove si conserva con rimaneggiamenti ottocenteschi. Restano soltanto la coppia di marmorei portalini di accesso a locali di servizio e uno spoglio finestrone sulla parete di fondo. Del coro ligneo seicentesco sopravvive soltanto la testimonianza fotografica di alcuni elementi riccamente scolpiti; analoghi motivi ricorrono nel grandioso pergamo in S. Giacomo e ne consentono l’attribuzione al duomo.Sul lato sinistro, in corrispondenza del grande vano cupolato, si trova l’altare di S. Stefano che conserva la bella edicola intarsiata su colonne intarsiate con capitelli corinzi e angioletti sul coronamento e un paliotto intarsiato a girali, che presenta uno scudo centrale con la figura del Protomartire recuperato durante i restauri in un magazzino del Comune.

In origine questo altare doveva essere simile a quello del Crocifisso che lo fronteggia ma i rivestimenti marmorei lo hanno completamente rinnovato. Gli altari sotto i cupolini sono intarsiati e conservano parte delle decorazioni mentre sono state asportate le mense. L’altare dell’abside sinistra, dedicato al SS. Sacramento, è parzialmente distrutto ma se ne conserva (adattato alla nuova matrice) il bellissimo tabernacolo marmoreo ciquecentesco con angeli. Alle pareti dell’abside si aprono due finestrelle laterali ornate da marmi intarsiati. Nel locale di accesso alla sacrestia si osserva una fonte marmorea a nicchia.

F. Chillemi (estratto dal testo pubblicato in Tesori di Milazzo, Lombardo Edizioni, 2015)

Il Velario, dal restauro alla mostra

Dietro le quinte

Questa è una ripresa che immortala la fase cruciale del posizionamento della Croce Astile all'interno della teca. La ditta addetta ai lavori è Floridia Allestimenti Museali. A coadiuvaree e supervisionare l'operazione la restauratrice Rosaria Catania, la stessa che ha effettuato l'intervento di restauro della Croce Astile.

Spot ufficiale - realizzato da Morgan Maugeri e Mosè Previti

Tesori di Milazzo

Arte sacra tra Seicento e Settecento

13 giugno / 6 settembre 2015

Duomo Antico, Castello di Milazzo

 

Emozioni dei visitatori

 

 

Nella splendida cornice del Duomo antico sono esposti dipinti, sculture, argenti e tessuti, realizzati tra Seicento e Settecento, provenienti dalle chiese di Milazzo.

La mostra permette di conoscere e ammirare splendide opere del patrimonio artistico locale solitamente poco visibili, disposte secondo un ordine cronologico di facile comprensione ed esteticamente suggestivo e coinvolgente. Il patrimonio artistico milazzese superstite vanta numerose e rappresentative testimonianze dei secoli XVII e XVIII, presenti anche all'interno dello stesso Duomo antico. Infatti, i materiali esposti, emblematici del Barocco siciliano, dialogano perfettamente con la spettacolare decorazione interna dell'antico edificio, realizzata a tarsie marmoree tra Seicento e Settecento. Contestualmente alla mostra, la conoscenza dell'arte milazzese potrà essere arricchita con il percorso espositivo itinerante attraverso le chiese di S. Francesco di Paola, SS. Rosario e San Papino, che conservano ancora pressoché integro il loro corredo artistico di impronta barocca e sono localizzate nel territorio circostante al Castello.

La mostra